Fatturazione Elettronica

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Fattura elettronica con inversione contabile e registri iva [chiuso]

Buonasera, quando registro una fattura con inversione contabile, questa viene registrata sia in acquisti che in vendite, " finendo" quindi sia nel registro iva acquisti che in quello vendite. Se registro una fattura con inversione contabile dopo il 31 marzo, poichè soggetti a fatturazione elettronica tramite SDI, la registrerò nei registri iva acquisti "sezionale PA", domando: il sezionale del registro iva vendite sarà ugualmente quello PA o sara il generico che uso per le fatture che emetto a privati? Se la registro nel sezionale iva PA, dovrò poi trasmettere al nostro referente per la conservazione copia di quella fattura perchè provveda alla conservazione sostitutiva?

Ringrazio.

Cordiali saluti
chiuso con la nota: Questa domanda è stata chiarita in una domanda successiva http://rispondipa.it/1176/inversione-contabile-fattura-servizi-pulizia-lettera-633
quesito posto 25 Maggio 2015 in Fatturazione Elettronica da ufficioacquisti (220 punti)
chiuso 11 Giugno 2015 da Tommaso Del Lungo

1 Risposta

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Premesso che ritengo non più necessario per obbligo di legge la creazione di un sezionale separato per le Fatture elettroniche (come spiego poi alla fine di questa risposta), se ho capito correttamente la domanda considera la posizione del cedente/prestatore.

Le conseguenze della normativa sullo split payment sono che il cedente/prestatore non incassa l'IVA e non la versa all'Erario. Questo perchè il cessionario/committente trattiene IVA in quanto ha l'obbligo di versarla direttamente all'Erario per conto del cedente/prestatore.

La normativa cambia pertanto la gestione dell'IVA che non incassa pura avendo corrisposto l'IVA sugli acquisti, pertanto chiuderà ordinariamente a credito di IVA (da gestire a rimborso o in compensazione).  Si suggerisce per le annotazioni contabili di creare una causale”contabile per le operazioni relative allo split payment per evidenziare che l’IVA esposta in fattura non deve essere versata.

 

Se si utilizza un sezionale separato l'IVA non incassata per via dello split payment deve essere liquidata separatamente e l'IVA che risulta non incassata ma trattenuta dal cessionario/committente deve essere considerata nella liquidazione come già versata.

La fattura elettronica deve essere messa in conservazione secondo le vigenti regole tecniche introdotte dal DM 55, quindi va trasmessa la fattura e non una sua "copia" per la messa in conservazione.

 

Tornando alla mia osservazione iniziale sulla creazione del registro IVA sezionale, ricordo che il contenuto informativo della FE verso la PA deve riportare le informazioni richieste dall’art. 21 e 21-bis del DPR n.633/72 e più precisamente: data di emissione, numero progressivo della fattura, dati identificativi del cedente e del cessionario, natura, quantità, corrispettivo ed eventuali sconti per la cessione del bene o per la prestazione del servizio, aliquota, ammontare dell’imposta ed imponibile. A seguito dell’abrogazione del DM MEF del 2004 e l’emanazione del DM 17/06/2014 la questione della separazione dei sezionali (fatture elettroniche e cartacee) sembra essere venuta meno, così come non si fa più alcun cenno sia ai concetti di “ordine cronologico” che alla “continuità” delle registrazioni. Ad oggi la numerazione delle fatture (elettroniche o cartacee) deve essere effettuata facendo riferimento esclusivamente al contenuto dell’art. 21, co.2 del DPR 633/72 come modificato dalla Finanziaria del 2013 (art.1, co.325, lett.d) L.228 del 24/12/2012) che dispone: “2. La fattura contiene le seguenti indicazioni: a) data di emissione; b) numero progressivo che la identifichi in modo univoco; …”

Secondo la nuova formulazione della norma, quindi, la fattura deve contenere un numero progressivo che la identifichi in modo univoco. Inoltre si evidenzia che, conseguentemente, non vi è più espressamente riferimento all’obbligo che la numerazione progressiva sia riferita ad un anno solare.

Per evitare dubbi interpretativi, l’Agenzia delle Entrate ha emanato la Risoluzione 1/E del 10/01/2013 per chiarire che l’identificazione univoca delle fatture “è compatibile … con qualsiasi tipologia di numerazione progressiva che garantisca l’identificazione univoca della fattura, se del caso, anche mediante riferimento alla data della fattura stessa” … “Ad esempio, fermo restando l’obbligo di indicare in fattura la data, si ritengono ammissibili le seguenti modalità di numerazione progressiva all’interno di ciascun anno solare: Fatt. n. 1, Fatt. n. 2 …; Fatt. n. 1/2013 (oppure n. 2013/1), Fatt. n. 2/2013 (oppure n. 2013/2) …”. L’interpretazione letterale della norma fa intendere che non solo non esista più l’obbligo di distinguere i sezionali analogici da quelli elettronici, ma soprattutto che sia venuto meno anche l’obbligo di portare in conservazione sostitutiva la fatturazione analogica unitamente a quella elettronica, qualora quest’ultima fosse stata emessa con numerazione collegata a quella cartacea.

La Circolare 36/E interpreta il DM 23/1/2004, non il DM 17/6/2014, ed è proprio quest’ultimo Decreto che non riprende la previsione normativa che ha ispirato la Circolare 36/E.
Infatti l'art.3 lett.a) del DM 17/06/2014 dispone:
"Art.3 - Conservazione dei documenti informatici, ai fini della loro rilevanza fiscale
1. I documenti informatici sono conservati in modo tale che:
a) siano rispettate le norme del codice civile,  le  disposizioni del codice dell'amministrazione  digitale  e  delle  relative  regole tecniche e le altre norme tributarie riguardanti la  corretta  tenuta della contabilità..."
Quindi oggi nessuna norma impone la conservazione di tutte le fatture (elettroniche e analogiche) se si adotta una numerazione unica.
Ovviamente questo non vieta che il contribuente possa (che è ben diverso dal deve) scegliere di utilizzare un registro IVA sezionale per le sole fatture elettroniche verso la PA.

Cordiali saluti.

risposta inviata 26 Maggio 2015 da Daniele Tumietto (14,550 punti)
modificato 26 Maggio 2015 da Daniele Tumietto